Voi ancora non lo sapete, ma io di lavoro faccio il redattore in una casa editrice, quindi valuto e seguo proposte editoriali e correggo anche la parte grammaticale e di contenuto dei testi che pubblichiamo. Oggi mi è capitato di leggere questa frase nella prefazione di un libro che comincio a correggere ora, che non lascia presagire nulla di buono…:
“Nello scrivere questo libro ci siamo trovati di fronte a due scelte: privilegiare un discorso costruito e limato, con il pericolo di dire poco di nuovo, oppure assumersi il rischio del balbettamento, del farfugliamento e della relativa lentezza del pensiero espresso ad alta voce, che però può portare a qualcosa di inatteso o sconcertare i lettori abituati a costrutti più raffinati? Noi abbiamo privilegiato la seconda opzione.”
Considerando che si tratta di un libro che tratta di educazione, filosofia e antropologia, temo fortemente che con queste premesse avrò bisogno di tanti, ma tanti caffè per tenermi sveglia!!!!! Ma che accidenti c’era di male nel “privilegiare la prima ipotesi”? Per una volta avrebbero scritto un libro comprensibile anzichè il solito guazzabuglio di idee senza senso…
Torno mestamente al duro lavoro,
antropofilosoficamente vostra,
SM
Madonna che ansia sta gente…