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Tranquilla, mamma…

La Pippi è malata… di nuovo. E Summermum è con lei a casa oggi. La notte è stata un incubo: finché i suoi due genitori, stanchi da una giornata di lavoro, sono stati svegli, ha dormito come un ghiro. Appena si è spenta la luce nella loro camera, un grido disumano ha squarciato il silenzio della notte, e la povera madre lavoratrice ed esaurita è accorsa al richiamo della progenie…

E così sono rimasta sveglia fino alle 3. Per poi addormentarmi ed essere svegliata 3 ore dopo dal solito grido: “MAMMAAAAAAAAA”. Mai una volta che chiami “Papà!” Dunque con sovrumana abnegazione, mi sono dedicata alla cura della pargoletta malata, ma verso le 10 crollavo dal sonno, e le ho detto: “Facciamo un pisolino, amore?” (ovvero: lasciati domare, belva inferocita e iperattiva, dammi tregua e smetti di agitarti ipercineticamente girando per la casa con naso gocciolante e voce lamentosa), e lei, falsamente docile: “Sì mamma, prendiamo il ciuccio”.

Convinta di averla sfangata, benché incredula per la facilità dell’opera di persuasione, e felice come un fringuello in amore, mi sono avviata sculettando verso la camera da letto, dove la serpe in seno si è accomodata sul lettone al mio fianco. Evvai!.

Spegniamo la luce, ci diamo la manina, io sono già lì che sogno di mari lontani e della mia spensierata vita da single senza figli (ebbene sì, mai una volta che mi capiti di avere figli in sogno… vorrà dire qualcosa?) e la nana malefica si tira su e mi fa: “Vado a prendere una cosa!”. E torna con la sua bambola, che mi mette vicina sul letto. Beh, poco male, penso io, adesso che abbiamo la bambola si dorme però. Invece la mia figliola adorata se ne scende pacifica dal lettone, apre la porta, si gira, e mi fa: “Buonanotte mamma, tu adesso riposa tranquilla tranquilla”. E se ne va di là.

Avesse 10 anni, poco male. Mi sarei girata dall’altra parte e avrei recuperato un po’ del sonno perso. Ma la sadica di anni ne ha 2… quindi… “tranquilla tranquilla” mi sono tirata fuori dalla branda, e l’ho seguita.

Gioie della maternità.

Ah, a proposito. Oltretutto la Pippi mi ha pure contagiata, e ora dorme, mentre io sono qui a scrivere con la febbre. Sta notte secondo round.

Influenzasuinicamente vostra,

SM

P.s.

Eh sì, sono tornata. Dopo un annetto abbondante di assenza, in cui sono stata presa dal vortice di lavoro/casa/bambina. Magari adesso resto. Chi lo sa. Certo è che ho voglia di raccontarmi di nuovo.

In quest’anno è successo che la Pippi ha cominciato ad andare all’asilo nido, che si è ammalata tantissimo e che ha fatto molta fatica ad abituarsi agli altri bimbi e a stare fuori casa tutto il giorno. La sua mamma ne ha sofferto tanto, e ha messo su ancora qualche chilo, ma alla fine se ne è fatta una ragione. Anche se il senso di colpa la assale ogni giorno che deve dire “A sta sera” al suo piccolo tesoro assonnato e triste.

Ora la Pippi ha 2 anni, è una bellissima bimba bionda e ricciolina, sempre contenta e chiacchierona, che riempie di gioia le nostre giornate.

E io sono sempre di corsa, tra le 8 ore di lavoro, la bimba da seguire e Dolcemetà alle prese con un capo fuori di zucca che non gli permette di rientrare mai prima delle 8 di sera.

Ma stiamo bene. E non ci possiamo lamentare.

Felicemente vostra,

SM

Parliamo…

Bigia domenica di novembre: Summermum presa da sacro zelo da donna di casa perfetta vuole riordinare il focolare nella (vana) speranza che questo la porti a fare ordine anche nella sua incasinata esistenza. Questo significa allontanare dal proprio domicilio la causa primaria di disordine, ovvero la Pippi. La seconda causa di disordine in casa è lei stessa, ma il fatto di non poter riordinare senza esserci la obbliga a restare e ad agire contro natura. Ahimé.

To do list (prima di cominciare a sistemare):

1) Lavare/colazionare/vestire la Pippi.

2) Convincerla che vale la pena abbandonare giochi, bambole e l’adorato orsetto, e il tepore della sua cameretta per uscire al freddo con un giaccone di una taglia più grande dal quale le sue manine riescono a malapena a fare capolino (d’altra parte si sa che non si può comprare un giaccone invernale della sua taglia a un bambino di 2 anni perché diventa subito piccolo. Nel nostro caso temo che il giaccone sarà della misura giusta solo quando sarà ora di smetterlo perché è estate. Ma tant’è…)

3)Verificare che Dolcemetà sia sveglio e che abbia concluso in tempi decenti la sua routine della domenica mattina: bighellonamento per casa in pigiama/doccia/colazione/uscita per il giornale/lettura del giornale. Buttare qua e là piccole allusioni, fingendo di non rivolgersi a lui ma alla bambina, come: “Ecco Pippi, adesso sei pronta! Vediamo se è pronto anche il papà” o inviare la bambina in missione (“Pippi, vai a chiamare papà che andate adesso!”).

Tempo necessario per tutto questo? 2 ore almeno. E la mattinata di pulisco/sistemo/faccio tutto io è già quasi andata.

Summermum li accompagna alla porta con l’agile trucchetto del “Vieni qui che ti do un bacio”, che consiste nel prendere in braccio a sorpresa la Pippi e, mentre la si bacia, fare 5 passi veloci verso la porta d’entrata rimettendola giù ormai sul giroscale, piazzandosi poi a mo’ di gendarme sull’uscio per impedirle di riguadagnare terreno e ricominciare la tiritera del “oh, mamma, guarda, la mia bambola”, seguita dal rituale “adesso le do la pappa, o le faccio fare la nanna, ecc.”.

Insomma, alle 10.51 la casa è silenziosa e soprattutto vuota. I due amanti dello slow-food e della slow-life in generale sono andati a vedere gli animali (mucche, asini, galline e quant’altro) e Summermum, dopo 3 ore di lavatrici, stenditoi, spolverare, riordinare, portare in cantina e buttar via, e un attimo prima che i due turisti del weekend ritornino, ridà alla sua casa una parvenza di ordine, che le fa tanto bene al cuore.

Consapevole della fugacità del momento, sente il rumore della macchina che sta parcheggiando sotto casa, e si appresta ad accogliere una Pippi completamente stremata e dormiente (bene, finché dorme non può far danni, mormora fra sé e sé l’amorevole madre) e suo padre, che mi racconta i seguenti aneddoti:

1) “Quando ha visto gli animali, la Pippi ha detto: “Io sono la mucca, la mamma è la pecora e il papà è l’asino”. Che fa il pari con l’uscita dell’altro giorno, dopo aver visto Biancaneve: “Io sono Cucciolo, la mamma è Dotto perché ha gli occhiali, e il papà è Pisolo”. Eheheheh. Sempre detto io che i bambini di oggi sono molto svegli! 🙂

2) Uscendo dalla fattoria, quasi arrivati alla macchina, la Pippi non vuole proseguire. Vuole fermarsi sul prato e stare lì. Il papà cerca di convincerla, dicendole che è ora di andare a casa dalla mamma, e lei gli risponde: “No, papà, stiamo qui. Parliamo.” E così il papà, commosso, si è seduto con lei nell’erba e hanno parlato, del più e del meno, di mucche e di erbetta, di orsi e lupi, di mamme e di papà. Finché il sole se ne è andato ed è stata ora di rientrare.

 

Mammescamente vostra,

SM

fattoria

UMPFGRRRRRR

Accidenti a me e alla mia sbadataggine, ieri sera ho distrutto lo schermo del mio amato portatile…

L’avevo lasciato per terra accanto al letto e ieri sono entrata in stanza al buio senza ricordarmene e l’ho calpestato con il mio dolce peso…

Sono arrabbiatissima con me stessa, ma non serve a molto.

Appena successo sono scoppiata in singhiozzi come una cretina, e Dolcemetà mi stava consolando, quando lo sento dire: “Eh no, però, non su due fronti!”, e mi accorgo che la Pippi che stava dormendo deve avermi sentita e si è svegliata piangendo anche lei. Un bel coretto serale per i vicini! Ovviamente lui è andato a calmare la Pippi, e io ho guardato i resti del mio glorioso primo portatile asciugandomi le lacrimucce. Ha sullo schermo un bel semicerchio nero, che però non ha colpito la parte centrale e quindi si riesce ancora a leggere. Quindi mi sa che me lo terrò così, acciaccato, finché dura. Anche se Dolcemetà si è offerto di regalarmi la metà di uno nuovo. E’ un tesoro. Vedremo. Ci sono i MacBook della Apple che fanno capolino dai banconi dei negozi di elettronica, e mi lanciano occhiate ipnotiche da novelle sirene omeriche tutti lucenti e seducenti come solitari di Cartier. Ma se mi giro verso il mio piccolo amato vecchio portatile, che da chiuso fa mostra di essere ancora in perfetta forma, ma se lo apri fa il triste effetto di un sufflé tirato fuori dal forno troppo presto, mi prende un po’ di nostalgia. E mi sento in colpa. Quindi me lo terrò. Acciaccato. Me lo merito.

Adesso guglo “portatili Apple” e sogno.

Sbadatamente vostra,

SM

Idleness

Non so, non riesco a levarmi di dosso quest’inquietudine. Sono strana, stanca, insoddisfatta, c’è qualcosa che non va. Vorrei tanto essere la mamma perfetta, la compagna perfetta, ma sono ben lontana da questo obiettivo.

Ho un sacco di idee, di cose che vorrei fare, e poi mi impantano in un limbo immobile… finisco come un’ameba davanti alla tele, o mi metto a leggere un libro, che è mille volte meglio ma che comunque mi fa perdere tempo prezioso. Sono però felice di riuscire a leggere di nuovo.

Da quando sono rimasta incinta non ho più aperto un libro che non fosse di “consigli pratici per supermamme” e mi mancava farmi prendere da un libro “vero” e riuscire a entrare in un mondo sconosciuto, ma che in poche pagine diventa mio… con quell’urgenza di “andare a vedere come va a finire”, con il pensiero sempre lì anche mentre stai cucinando, lavorando, giocando con la bimba… e quando dorme… correre a leggere e salutare i personaggi pensando “scusa se ti ho lasciato lì in sospeso, vai pure avanti… ti ascolto”.

Mi sembra come di fare un torto ai protagonisti del libro se non arrivo fino in fondo, se non li seguo nel racconto. E’ come se per colpa mia fossero obbligati a stare immobili dentro degli infiniti puntini di sospensione. Perché non possono andare avanti, senza di me, e allo stesso tempo il loro percorso è già segnato, e non si può fare niente per cambiarlo.

In questo periodo i miei svaghi sono pochi. La lettura mi fa uscire dalla routine e mi fa sentire più leggera. La tv invece mi intristisce e mi fa sentire vuota. E non ci si sente più leggeri se si è vuoti.

Penso a quante cose si lasciano in sospeso per pigrizia, o per stanchezza. Quante cose invece bisogna fare, anche se non si vuole e se ne farebbe volentieri a meno.

In questi ultimi mesi non ho avuto vita di coppia, non ho avuto amici (o forse qualcuno sì, ma distanti), nessun tempo per gli hobby e men che meno per lo sport (il che però mi fa solo piacere, lo ammetto), solo lavoro e rapporti da madre e da figlia, e il ruolo mi sta stretto. Non si può passare le giornate a fare soltanto la madre lavoratrice e la figlia consolatrice di genitori piuttosto acciaccati e malcontenti. O almeno non è questo che voglio. Vorrei essere madre di più, e figlia di meno. Donna di più, e donna delle pulizie di meno. Giovane di più, e vita-da-pensionata-a-cui-però-tocca-lavorare di meno.

Chiedo troppo? Sono io forse che non mi accontento, e che penso che la vita sia molto di più che doversi sobbarcare i problemi e i bisogni altrui, sacrificando i propri al punto che non sai neanche più quali sono? E perché poi continuo a farlo, e non la smetto di preoccuparmi dei problemi degli altri?

Non sono contenta. Non lo sono proprio. E non so neanche se sia il caso di girare pagina e andare avanti a vedere come va a finire. Preferisco leggermi la vita di qualcun altro, intontirmi di lettura, e poi lamentarmi se nella mia non cambia niente.

Sospesamente vostra,

SM

Nonsense

Ci sono dei momenti in cui fatico a capire, in cui mi sento ignorata, sola, trascurata… trasparente. Ci sono dei momenti che mi fanno venire voglia di mandare tutto all’aria e ricominciare da capo. Ci sono dei momenti in cui la pazienza finisce, in cui le promesse non si ascoltano più, e aspettare diventa un obbligo, non una scelta. Ci sono dei momenti in cui smetto di crederci, in cui credo solo a quello che vedo, e quello che vedo a volte… non è quello che vorrei.

Sono momenti in cui vorrei piangere e impuntare i piedi come una bambina, in cui vorrei gridare e strepitare, in cui mi sento arrabbiata e risentita, momenti in cui non sono io, in cui non mi piaccio.

Momenti che non sono più solo momenti, ma ore, giorni, settimane…

Momenti che, in quanto momenti, spero svaniscano in fretta.

Che mi serva un MomentAcccht?

L’ultimo dei romantici

Ieri stavo andando a prendere la Pippi dai miei, quando sotto casa mi ha fermato il giardiniere tuttofare, amico di famiglia da tantissimi anni. Si è avvicinato alla macchina e mi ha dato una bellissima violetta che ha colto nel prato del giardino dei miei.

E’ stato un gesto inaspettato, tenerissimo, che mi ha commosso. E mi ha fatto anche molto piacere.