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Archive for the ‘Non ti sopporto più’ Category

Idleness

Non so, non riesco a levarmi di dosso quest’inquietudine. Sono strana, stanca, insoddisfatta, c’è qualcosa che non va. Vorrei tanto essere la mamma perfetta, la compagna perfetta, ma sono ben lontana da questo obiettivo.

Ho un sacco di idee, di cose che vorrei fare, e poi mi impantano in un limbo immobile… finisco come un’ameba davanti alla tele, o mi metto a leggere un libro, che è mille volte meglio ma che comunque mi fa perdere tempo prezioso. Sono però felice di riuscire a leggere di nuovo.

Da quando sono rimasta incinta non ho più aperto un libro che non fosse di “consigli pratici per supermamme” e mi mancava farmi prendere da un libro “vero” e riuscire a entrare in un mondo sconosciuto, ma che in poche pagine diventa mio… con quell’urgenza di “andare a vedere come va a finire”, con il pensiero sempre lì anche mentre stai cucinando, lavorando, giocando con la bimba… e quando dorme… correre a leggere e salutare i personaggi pensando “scusa se ti ho lasciato lì in sospeso, vai pure avanti… ti ascolto”.

Mi sembra come di fare un torto ai protagonisti del libro se non arrivo fino in fondo, se non li seguo nel racconto. E’ come se per colpa mia fossero obbligati a stare immobili dentro degli infiniti puntini di sospensione. Perché non possono andare avanti, senza di me, e allo stesso tempo il loro percorso è già segnato, e non si può fare niente per cambiarlo.

In questo periodo i miei svaghi sono pochi. La lettura mi fa uscire dalla routine e mi fa sentire più leggera. La tv invece mi intristisce e mi fa sentire vuota. E non ci si sente più leggeri se si è vuoti.

Penso a quante cose si lasciano in sospeso per pigrizia, o per stanchezza. Quante cose invece bisogna fare, anche se non si vuole e se ne farebbe volentieri a meno.

In questi ultimi mesi non ho avuto vita di coppia, non ho avuto amici (o forse qualcuno sì, ma distanti), nessun tempo per gli hobby e men che meno per lo sport (il che però mi fa solo piacere, lo ammetto), solo lavoro e rapporti da madre e da figlia, e il ruolo mi sta stretto. Non si può passare le giornate a fare soltanto la madre lavoratrice e la figlia consolatrice di genitori piuttosto acciaccati e malcontenti. O almeno non è questo che voglio. Vorrei essere madre di più, e figlia di meno. Donna di più, e donna delle pulizie di meno. Giovane di più, e vita-da-pensionata-a-cui-però-tocca-lavorare di meno.

Chiedo troppo? Sono io forse che non mi accontento, e che penso che la vita sia molto di più che doversi sobbarcare i problemi e i bisogni altrui, sacrificando i propri al punto che non sai neanche più quali sono? E perché poi continuo a farlo, e non la smetto di preoccuparmi dei problemi degli altri?

Non sono contenta. Non lo sono proprio. E non so neanche se sia il caso di girare pagina e andare avanti a vedere come va a finire. Preferisco leggermi la vita di qualcun altro, intontirmi di lettura, e poi lamentarmi se nella mia non cambia niente.

Sospesamente vostra,

SM

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Nonsense

Ci sono dei momenti in cui fatico a capire, in cui mi sento ignorata, sola, trascurata… trasparente. Ci sono dei momenti che mi fanno venire voglia di mandare tutto all’aria e ricominciare da capo. Ci sono dei momenti in cui la pazienza finisce, in cui le promesse non si ascoltano più, e aspettare diventa un obbligo, non una scelta. Ci sono dei momenti in cui smetto di crederci, in cui credo solo a quello che vedo, e quello che vedo a volte… non è quello che vorrei.

Sono momenti in cui vorrei piangere e impuntare i piedi come una bambina, in cui vorrei gridare e strepitare, in cui mi sento arrabbiata e risentita, momenti in cui non sono io, in cui non mi piaccio.

Momenti che non sono più solo momenti, ma ore, giorni, settimane…

Momenti che, in quanto momenti, spero svaniscano in fretta.

Che mi serva un MomentAcccht?

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Sono a letto con una brutta tonsillite da 39 di febbre e finalmente riprendo in mano il blog, dopo un mesetto di latitanza. E’ stato un mese difficile e non avevo voglia di scrivere, anche perché avrei scritto solo le mie lagne, e mi do fastidio da sola quando sono lagnosa.

Non è che sia successo niente di che, è che i miei si sono stancati di venire a casa mia a tenere la Pippi, e adesso devo portarla su a casa loro, il che vuol dire perdere nel traffico un’ora al giorno almeno, e quindi anziché tornare da lei all’una e un quarto adesso torno alle 15 e 30 se va bene, con il risultato che non riesco ad arrivare a casa mia prima delle 16 e 30. Da un lato la cosa è positiva (continuo a vivere senza l’oliera e ho rimesso a posto le cose in cucina come sono comode a me), dall’altro mi sembra di vedere così poco la Pippi che mi viene da piangere. Da qui a sentirsi madre snaturata il passo è breve 🙂

Potrei scrivere per ore su quanto sia inumano separare una mamma dal suo bimbo di meno di un anno per così tante ore al giorno, ma non servirebbe a niente. Probabilmente avrei dovuto sposare Piersilvio e non avrei questo problema. A proposito, qualcuno ha il suo numero? Forse sono ancora in tempo.

L’evento positivo è stato che la Pippi è stata presa al nido da settembre, e quindi a breve potrò evitare (almeno spero) di vedere mia madre tutti i giorni. Questa vicinanza forzata mi riporta agli anni bui tardo-adolescenziali quando vivevo ancora con loro, e mi vengono i brividi.

Ironico il fatto che nei primi anni di vita si stia male se mancano i genitori, e poi quando si cresce si faccia di tutto per stargli alla larga. O forse sono io che vivo male la situazione, ma ho una madre che si sente in diritto di decidere lei per tutti, e io ne ho le palle piene di sentirmi dire tutti i giorni cosa è meglio che faccia e cosa è meglio per me.

Se poi si parla della Pippi lei sa tutto: io ad esempio le chiedo (come dicono i pediatri adesso) di non darle sale e zucchero, e men che meno i fritti, e poi quando vado a prenderla mi dice tutta serena: “Oggi le ho fatto assaggiare le patatine fritte, le sono piaciute tanto!”

Vorrei tanto poter evitare di aver bisogno del loro aiuto, e mi sono ripromessa che il prossimo figlio lo farò SOLO se riesco a organizzarmi in modo da poterlo seguire io.

Ma ecco che mi sto lagnando. Lo sapevo che ci sarei cascata.

Diciamo che il mal di gola e la febbre non mi aiutano a sprizzare gioia da tutti i pori.

Chiudo qui e vado a doparmi di Tantum verde,

gargarismicamente vostra

sm

 

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Ora che ho ripreso a lavorare lascio la Pippi a mia madre e a mio padre, che gentilmente si sono offerti di venire a casa mia a tenermela “aggratis”, cosa non trascurabile. Quindi tutti i giorni torno a casa dal lavoro e trovo i miei insediati in casa mia, e mi tocca fare buon viso a cattivo gioco davanti a tutti gli adattamenti/sconvolgimenti che mia madre sta facendo a casa mia, a suon di “oh come sei disordinata” e “ma qui non si riesce neanche a passare da quanta roba c’è in giro”, il tutto reso ancora più folkloristico dall’accento e dal dialetto locale, unica lingua mai parlata da mia madre.

Io capisco che deve sistemarsi un po’ le cose perché le siano comode, ma non capisco perché ogni volta che sposta qualcosa lo debba fare con un “leggero” sottinteso del tipo “come ti è venuto in mente di mettere questa cosa qui, a volte penso che tu non puoi essere mia figlia!”. E mi torna vivido alla mente il ricordo di quando abitavo da loro, e le litigate sull’ordine e i continui “bisogna fare così” e “si deve essere così” che non lasciavano spazio a un sano dialogo/discussione.

In breve, ecco le cose tremende che io faccio in casa mia alle quali mia madre sta ponendo rimedio; accidenti, mi sa che se mandassero lei a Napoli il problema rifiuti lo risolverebbero in un secondo, ma sai che rottura di balle per i napoletani… me la spedirebbero in Germania in un container… o forse la Germania è troppo vicina??

  • ho la terribile abitudine di tenere i pelati in un cassetto basso e la farina in un armadietto alto (io sono una frana in cucina, che me ne faccio della farina a portata di mano quando più che altro a casa mia il suddetto prodotto serve per portare avanti esperimenti scientifici sulla riproduzione delle farfalline?)
  • ho appeso il grembiule al pomello di uno degli armadi della cucina. Ma non me l’ha mai detto nessuno che il grembiule va appeso a un gancio apposito alla parete?
  • non ho un’oliera. Noi usiamo pochissimo olio, e io e Dolcemetà possediamo un’abilità evidentemente fuori dal comune nel versare l’olio dalla bottiglia senza sprecarlo. Cosa assolutamente messa in discussione dal “Commissario speciale per il risanamento di casa mia” che dice che non è possibile usare la bottiglia senza sprecare l’olio. Quindi mi tocca andare a comprare un’oliera.
  • non compro mai o quasi mai pane. E questo evidentemente è negativo per l’economia italiana, e comunque incomprensibile per una che senza carboidrati in quadruplice formula a tavola non ha neanche l’impressione di stare mangiando. Il risultato è che ogni giorno compra il pane anche per noi (e lo ficca in bocca anche alla Pippi, che starebbe benissimo senza) il quale regolarmente diventa vecchio. E poi mi dice: “Ma come mai non avete mangiato pane ieri?” E io non ce la faccio a dirle ancora una volta che noi non ne mangiamo. Tanto non mi crede perché si tratta di una risposta assolutamente incredibile e inammissibile. Quindi coraggio Italia, che ci pensiamo noi a risanare l’economia del paese acquistando cibo che poi buttiamo.
  • io uso pannolini lavabili per la Pippi. Lo faccio perché la trovo una scelta ecologica, economica e sana per la mia bambina. Lei invece non condivide la scelta, perché dice che quei pannolini sono troppo ingombranti ed è probabilmente per quello che la Pippi ancora non gattona. “Poverina, non può neanche muovere le gambe!” E così le mette i pannolini usa e getta facendomi spendere soldi in più e accumulare rifiuti, perché teme per la mobilità delle gambe della nipotina. Ora, la Pippi è una bambina molto grande, pesa già 10 chili e passa e quindi probabilmente è questo suo peso notevole a impedirle di muoversi agevolmente come un bambino di 7 chili. Non certo i pannolini lavabili. Ma tant’è. Così è deciso, la seduta è tolta.
  • la Pippi deve fare il riposino con la copertina, non con il piumone, perché adesso è troppo caldo. Allora, siamo in aprile, è vero, ma fa un freddo cane e continua a piovere. Non credo basti guardare il calendario per decidere che è ora di fare il cambio di stagione. Io sinceramente dormo ancora col piumone e ci vuole tutto. Ma quando c’è la nonna non si può, meglio la copertina se no poverina la bimba muore dal caldo (non sto a dirvi quanto la stessa personaggia di cui sopra mi abbia stressato tutto l’inverno dicendomi che vestivo troppo poco la bambina e che avrebbe avuto freddo). Ma allora non sei mai contenta??

Potrei continuare per ore… e ogni giorno trova un’altra ragione per farmi notare che una certa cosa si dovrebbe fare in un altro modo perché “bisogna” o “si deve”. E io sopporto perché si tratta di un periodo di tempo breve, dato che a settembre la Pippi andrà al nido, e quindi a breve potrò di nuovo riappropriarmi di casa mia.

Certo che oh come mi tornano alla mente quelle serate di qualche anno fa, in cui dicevo a Dolcemetà che se non me ne fossi andata di casa sarei impazzita. E la scelta di farlo è stata una delle più azzeccate della mia vita! Per carità, la mamma è sempre la mamma e le voglio tanto bene, ma adoro la mia autonomia e la mia casa così com’è, ebbene sì, senza pane, oliere, e gancio apposito per il grembiule! Eccheccavolo!!!!!!

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